ominouovo

commessa, dobermann munita, pendolare a Roma, mamma, What else?

Mese: novembre, 2014

DA GRANDE VOGLIO FARE….

Dunque che è successo questo settimana? Poldino si è preso l’influenza, è guarito, s’è l’è presa di nuovo, è riguarito, anzi no; io al lavoro ho ho detto un centinaio di volte dove si trova il bagno, dov’è l’ufficio Tax Free, e quanto costa quello o quell’altro occhiale (ve l’avevo detto che i prodotti che vendo sono occhiali da sole?); Cro s’è fatto male di nuovo alla caviglia; una mia amica ha partorito si sciopera ancora in tutti i modi, in tutti luoghi e in tutti laghi e cos’ altro? Ah si, una donna italiana è partita per lo spazio. Ecco, parliamone.

Nella mia testa è andata così:

Mamma allora io vado!

Stai attenta. Fammi uno squillo quando arrivi e guida piano.

Ok mamma. Dì alla  nonna che non so se posso portarmi il ciambellone che m’ha dato. Ma ringraziala tanto. Corro che sta per partire il treno!

«Il treno interregionale 9203 è in partenza dal binario 18. Ferma a Ostia Lido- Cento Celle- Roma Termini – Iss (STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE)»

Si. Nella mia testa me la immagino pendolare come me. E me la immagino felice come poche. Con quella stessa adrenalina, eccitazione e quel pizzico di magone che ti assale quando stai per partire per un lungo viaggio lontano dai tuoi cari. E scusate il francesismo: CAZZO SE è LONTANO IL SUO! Me la immagino entusiasta e realizzata, lei che da bambina voleva fare l’astronauta e astronauta è diventata. E c’è riuscita senza mangiare Kinder Brioss alla facciazza di Marco che vuole fare l’espoloratore, Anna la naturalista e Andrea l’aviatore e nessuno sa se ci sono riusciti ma di certo mangiando tutte quelle merendine avranno non pochi problemi di peso.

Ho pensato a lei e al suo sogno da bambina realizzato. Vederla così felice in orbita, vedere quei suoi occhi pieni di vita e quel sorriso stampato in faccia mi hanno fatto commuovere.

Poi ho pensato a me. Ho cercato di ricordare cosa volessi fare quando ero bimba ed ecco, onestamente non me lo ricordo di preciso ma di certo non credo avessi mai voluto fare la commessa. Ricordo solo che la domanda COSA VUOI FARE DA GRANDE mi metteva sempre in crisi, ma non perchè non avessi un sogno, un obiettivo, una passione. Semplicemente perchè andavo a periodi e cambiavo idea ogni anno.

Se mi sforzo però posso ricordare alcune professioni che hanno vissuto per un breve lasso di tempo nella mia testa.

LA PALEONTOLOGA

Era l’anno di Jurassic Park. Eccallà: era fatta. Mi immaginavo vestita di KAKI, con scarponcini sporchi di terra e con un pennellino in mano a spolverare sabbia tutto il giorno per trovare l’osso di  chissà QUALEANIMALESTRANOSAURO REX. Mi piaceva un sacco l’idea. Poi ho scoperto che ormai avevano spolverato praticamente già tutto e a me sarebbe rimasto poco da scoprire quindi ho cambiato.

LA CAMPIONESSA OLIMPICA

Ho fatto nuoto per anni quindi come minimo immaginavo di vivere di rendita dopo aver vinto svariate olimpiadi. Ma non di nuoto. No. Di tuffi. Sì perchè se no sarebbe stato tutto troppo semplice.  Volevo continuare a fare nuoto e vincere le gare di tuffi evitando però quello dalla piattaforma con partenza su verticale. Ecco quello no: le verticali le ho sempre fatte male.

LA SEGRETARIA

Ho avuto anche il periodo più cheap. Quello della povera segretaria precaria. Per Natale mi ero fatta regalare una cartelletta, una di quelle che si usava per fare disegno artistico (si usa ancora?) con dentro block notes, penne (quelle con mille colori diversi tutti assieme), evidenziatori,quaderni, raccoglitori. Forse dire che avrei voluto fare la cartolaia sarebbe stato più semplice. Mi piaceva tantissimo il profumo dei quaderni. Il problema è che non sapevo cosa scriverci su. Cosa annotare e quali appuntamenti finti da ricordare. Soprattutto da ricordare a chi. Ecco che allora, complice mia sorella, sono passata da segretaria qualunque a SEGRETARIA DI POLIZIA. Avevamo preso di nascosto alcune figurine di calciatori di mio fratello e per ognuna di loro avevamo creato identikit del DETENUTO. Era venuto fuori un enorme raccoglitore di CALCIATORI GALEOTTI E NON. Si perchè Totò Schillaci che aveva rubato 6 mele  era ancora ricercato.

LA COPYWRITER:

Quella che, in parole povere (letteralmente e non), scrive i testi per le pubblicità. Mi ero pure adoperata in tal senso e mi sono iscritta a Linguaggi dei Media per poi scoprire all’ultimo anno che il mondo della pubblicità non era così “figo” come credevo. Ho rivalutato la mia passione a tal punto da laurearmi con una tesi sui movimenti antipubblicitari (CULTURE JAM). Si avete capito bene, Io, studentessa di pubblicità, mi sono presentata davanti a una commissone di pubblicitari con una tesi SULLA CONTROPUBBLICITA. Potevano fare due cose: sputarmi in un occhio e farmi rifare tutti i  30 esami o darmi la laurea riconoscendo una non poca dose di coraggio. Ha prevalso la seconda!

La prima cosa che ho fatto una volta laureata è stata scrivere all’ANTI ADVERTISING AGENCY di San Francisco chiedendo di assumermi. Ho scoperto dopo che quello non era un lavoro, ma un hobby. Ho chiesto un attimo al mio portafglio cosa ne pensasse e niente…sarà per un periodo migliore.

L’IDEATRICE DI FANTASIA 2

Alla veneranda età di 28 anni se mi chiedessero cosa voglio fare da grande risponderei questo. L’ideatrice di FANTASIA 2. Il film della Disney. Ho capito che quello che mi piaceva del mondo dell’advertising era poter associare parole a musica e immagini. Ma ancora meglio sarebbe stato associare musica a immagini. Ed è quello che faccio sempre quando ascolto canzoni:  mi immagino scene di vita che calzerebbero a pennello con quella melodia e con quelle parole. Si, potrei fare il montaggio di video musicali, ma voglio puntare più in alto: voglio rifare FANTASIA, il fim della DISNEY dove  la musica si associa a voli pindarici di CAVALLI ALATI e dei dell’OLIMPO.

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Vorrei rifarla! Vorrei ideare una FANTASIA TUTTA MIA. Insomma: come si chiama quella che associa musica a parole e immagini? voglio fare L’OMINA DEL MONTAGGIO VIDEO! Ecco.

Detto questo, al momento faccio due lavori, la commessa e la mamma. Il primo non lo faccio per scelta, per il secondo ho un contratto a progetto. Progetto POLDINO. Lo so, non era proprio come me la immaginavo ma una cosa la so per certo. Non so cosa FARÒ “da grande” non so se farò ancora la commessa o riuscirò davvero a diventare la massima esperta di montaggi video, ma so cosa voglio ESSERE. Voglio essere una persona FELICE. Punto. La vita non sempre va esattamente dove speravi, o semplicemente, come è successo a me, va dove je pare, a volte dove volevi, a volte no. Ce ne sono poche di Samantha Cristoforetti, ma non per questo non ci meritiamo lo stesso suo sorriso. Ed è questo che sto facendo: trovare tanti, più o meno piccoli, ominiuovo di felicità. Giorno per giorno. Non sempre ci riesco, ma faccio del mio meglio.  Quando sarà vecchina, una di quelle che frega il posto sull’autobus allo studente, non mi importerà pensare se ho fatto la campionessa di tuffi, la paleontologa o ho continuato a fare la commessa. Penserò invece se sono stata felice o meno. Ah, si, penserò anche che forse è arrivata l’ora di farmi il motorino.

Ed è questo che prometto di insegnare a Poldino. Non posso promettergli che diventerà un pirata, un astronauta, un cuoco, un rapinatore di banche o qualunque cosa voglia fare. Non sono in grado. Ma se alla domanda risponderà VOGLIO FARE LA PERSONA FELICE, allora sì, prometto di passargli tutti gli strumenti per esserlo!

Evviva Poldino, Evviva i dinosauri ritrovati col vestito color KAKI.

SCUSI SCENDE?

Se non sei pendolare non puoi capire.
E per diventarlo a pieno titolo devi aver preso un mezzo di trasporto pubblico almeno per TRE SETTIMANE consecutive ANDATA e RITORNO.
La prima settimana serve a stupirti di tutto quello che il sistema dei trasporti NON ha da offrirti: puntualità, garanzia di servizio, spazio minimo per respirare. La seconda serve per realizzare la situazione e accettare con rammarico l’immutabile STATUS QUO delle cose. La terza serve a farsi furbi, a monitorare orari, coincidenze e tipologie di giornate studiando percorsi tattici sempre più veloci. Alla fine di questo corso sei divento un pendolare PRO.

A Milano per muovermi prendevo sempre la metropolitana. A Roma è un po’ diverso il concetto. Immaginatevi un bottone con quei 4 buchi al centro.

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Ecco, Roma è il bottone e la X che faresti con quei 4 buchi è la copertura delle linee della metropolitana. Un piccolo punto croce dentro un enorme diametro di stoffa. Due linee, la A e la B, che non riescono a coprire l’intera area. In compenso hanno un talento incredibile nel trasformarsi in VIE D’ACQUA quando piove. (Non dovevano farle a Milano per l’EXPO?).
Di recente, dopo lunghi anni di lavori interrotti a causa di mosaici, acquedotti, terme e anfore trovate a ogni scavo, ha aperto anche la linea C. Ma il ritmo di frequenza pari a quello delle stelle comete e l’orario di fine servizio delle 18,30 non mi permettono ancora di considerarla linea metropolitana.

Di contro, a salvare i pendolari romani, ci sono gli autobus. Tra cui il mio 60 EXPRESS che mi porta fino a ¾ del tragitto e dopo il quale ne prendo un altro qualunque dei 7 che passano. Quasi tutti mi portano al lavoro. Tempo di percorrenza: se c’è traffico un’ora se non c’è (Ferragosto e domenica mattina) 20minuti.

Dopo 6 anni di pendolarismo sono tante le storie che potrei raccontarvi su cosa può succedere dentro o aspettando l’autobus o su quali categorie di pendolari si possano incontrare durante il tragitto e sarà mia premura condividerle con voi. (Felici eh? Dite di sì!)

Partiamo dalla domanda delle domande pendolari: SCUSI SCENDE? Una domanda alla quale nessuno sfugge.

Diverse tipologie di persone possono rivolgerla.

IL CURIOSO
Sei seduto su un posto singolo, assorto nei tuoi pensieri, non intralci nessuno, il “corridoio” dell’autobus è talmente libero che si potrebbe giocare a bowling ma niente, arriva il curioso che la domanda la deve fare a prescindere.

SCUSI SCENDE?
– MACCHECCAZZ!!??
(Traduci: LE RISPONDO SOLO SE HA INTENZIONE DI SCENDERE BUTTANDOSI DAL MIO FINESTRINO).

L’APPRENSIVO
Situazione tranquilla, autobus semivuoto, mancano ancora parecchi minuti e km alla fermata successiva, ma l’ansioso ha paura di non farcela. Ha paura di rimanere per sempre bloccato sul mezzo. Di essere vittima di un atroce sequestro di persona. Ha la famosa ANSIA DA PENDOLARE CHE DEVE SCENDERE e si porta avanti il compito iniziando a chiedere

SCUSI SCENDE?
– MACCHECCAZZ!!?? (Traduci: RELAX! C’è tempo e non ti preoccupare che nessuno ti abbandona qui).

IL TIMIDO
Senti una presenza dietro di te. Ti volti e vedi lui, IL TIMIDO. Cpisci che vuole chiederti qualcosa, ma sembra non avere il coraggio di farlo. Dopo un po’ senti che sta per parlare, ti rivolti ma nulla. Fa finta di sbadigliare. Poi L’autobus si ferma, tu scendi, lui pure. Sei in cammino verso casa e senti ancora la sua presenza che ti segue. Ti volti nuovamente. E finalmente un debole suono arriva alle tue orecchie:

SCUSI SCENDE?
MACCHECCAZZ??!! (Traduci: Che dici? La prossima volta ce la facciamo a chiederlo prima di scendere dall’autobus?)

L’ OTTUSO
Sei in fondo all’autobus, cerchi di ricordarti tutte le mosse di Twister per arrivare alla porta senza dar fastidio a qualcuno. Mano destra sul sedile accanto ma attenta alla parrucca della signora. Piede sinistro in quel buco libero davanti cercando di scavalcare una borsa della palestra incostudita ma attenta alle scarpe del signore. Passo dopo passo (passi che solo tu, l’uomo ragno e un circense cinese sapete fare) sei arrivato. La porta è davanti a te. Forse un po’ troppo. Sei spiaccicato contro il vetro con relativa bocca a pesce che lo appanna perchè qualcuno dietro di te ha seguito la tua scia tipo il ciclismo per non prendere aria in faccia. Stai per perdere conoscenza per mancanza di ossigeno e tac

-SCUSI SCENDE?
-MACCHECCAZZ!! (Traduci: NO SONO SOLO VENUTA A VEDÈ DA VICINO SE QUESTA MACCHIA SUL VETRO SI PUÒ TOGLIERE….CHE ME PASSI IL CILLIT BANG?)

Insomma per concludere, la morale è sempre quella: fai merenda con girella e non importa che tu stia per scendere o meno dall’ autobus, allo “SCUSI SCENDE?” proponi la tua personale faccia da MACCHECAZZ!

Evviva Poldino. Evviva il curioso.

P.s. questo post è stato interamente scritto sull’autobus. Ho chiesto alla signora di fianco di cliccare su PUBBLICA perché io sono appiccicata alla porta aspettando uno SCUSI SCENDE.

IL LAVORO POST POLDINO : COSE CHE CAMBIANO, COSE CHE RESTANO

Eccomi qui,

ancora sotto shock dal rientro al lavoro. Ritmi di giornata accelerati, stanchezza quintuplicata e la netta sensazione che sono ancora in piedi solo perchè l’omino bianco con la barba, quello di SIAMO FATTI COSì, il boss, il capoccia del corpo umano insomma, sta sfinendo i suoi dipendenti (globuli rossi, bianchi, enzimi, neuroni, cellule ecc.) con straordinari e orari allungati.

siamo-fatti-così-maestro

Come li capisco. Ma così come un’azienda non può funzionare per molto in questo modo nemmeno l’organismo può durare molto. Sarei curiosa di sapere come il capoccia gestirebbe le ore di allattamento del globulo rosso donna che gliele chiede.

Problemi di turni a parte, ormai è due settimane che ho ripreso a lavorare e se per certi versi sembra di essere tornata la stessa di prima, per altri mi rendo conto di quanto le cose siano cambiate, nella nuova veste di mamma.

COME PRIMA

  • LA FRETTA.  Come prima anche adesso entro di corsa. Perchè magari esco in largo anticipo da casa ma poi capita di trovare un conducente che ha fatto della LENTEZZA la sua ragione di vita e allora le provi tutte, anche a convincerlo che sul suo autobus in realtà c’è scritto DEPOSITO e gli autobus con su scritto DEPOSITO non sarebbero tali se non sfrecciassero come in Formula 1, ma niente. Altre volte perchè magari il conducente è a posto, ma sono io che sbaglio autobus. Mi è capitato ieri. Non uno, ma tutti e due quelli che mi servono per arrivare. Il primo perchè avevo visto che andava dove volevo ma non avevo notato che per arrivarci avrebbe fatto il giro della costa italiana. Il secondo perchè ho voluto tentare la fortuna. Da quella fermata 5 autobus su 7 portano direttamente al lavoro. Ne avevo visto passare uno senza vedere che numero fosse, corro e salgo sicura perchè tanto avrei avuto il 70% di probabilità fosse quello giusto. Ecco, evidentemente devo esser stata molto simpatica a quel 30% rimanente…
    Come prima anche adesso esco di corsa: semplicemente perchè non faccio parte di quelle persone che rendono il proprio lavoro anche la propria vita (con tutto il rispetto per questa scelta). Faccio parte di quelli che pensano che la propria vita sia tutto quello che vorresti fare mentre stai andando al lavoro. Ogni minuto perso fuori dall’orario lavorativo credo sia un minuto tolto al mio tempo privato. IL MIO SACRO TEMPO PRIVATO. Che ci sia un figlio o meno non importa. Che prima tornassi a casa per riuscire di nuovo con Lui e che ora torni per dare la pappa a Poldino non fa la differenza. E’ il mio TEMPO PRIVATO, una ricchezza sempre più rara. Quindi mi tolgo la divisa più veloce di un trasformista  e corro di nuovo.
  • LA TESTA TRA LE NUVOLE. Mi dimentico le cose. Così come prima di Poldino sono stata capace di portare la busta della spazzatura al posto di quella del pranzo, o un limone credendo fosse un’arancia un po’ pallidina, così ora continuo a scordarmi le chiavi dell’armadietto DENTRO l’armadietto, solo dopo che l’ho chiuso col lucchetto. Saluto la stessa e UNICA cliente del giorno a distanza di 5 minuti credendo sia un’altra persona. Porto il pranzo e scordo le posate. Porto le posate e scordo il pranzo. Voglio prendere la bottiglietta d’acqua ma digito tè caldo. Timbro il biglietto dell’autobus e quando capita il controllore….ODDIO DOVE CAZZO L’HO MESSO? E vai nel panico. E il controllore ti guarda col ghigno di chi sta per vincere, tu lo guardi consapevole che non può farla franca perchè quel biglietto ce l’avevi e l’hai timbrato. E niente alla fine lo trovi. Ma se prima era in mezzo a carte di caramelle e penne senza tappo, ora è dentro un pannolino intonso di poldino.
  • LA STRANO RAPPORTO COI CLIENTI: mamma o no, sei rimasta “la commessa-bambina”. Quella “piccolina” che i clienti guardano con tenerezza, quella che se sono cafoni e provi a imbruttirli con occhiatacce loro ti dicono comunque “MA CHE BEL FACCINO CHE HAI, SEMBRI UNA BAMBOLINA” e allora pensi che dovresti rivedere le tue mimiche facciali. 
  • IL TUO ESSERE POLIGLOTTA: dopo un anno credevo di aver perso il mio inglese, di aver dimenticato quelle 20 parole russe, 50 portoghesi e 4 cinesi. Invece no! Come per magia tiri fuori un russo da manuale quando devi dire “CON 15 EURO DI GARANZIA” , poco importa se poi ti fermi e continui coi gesti o con disegnini su post-it degni di Pictionary (perchè loro o parlano russo o niente) . Come per incanto riesci a iniziare e finire una frase tutta in cinese. Poco importa se gli hai detto tutto d’un fiato ” CIAO, COME STAI, GRAZIE, SCUSA” e soprattutto poco importa se poi i cinesi in questione ti rispondono “YOUR ENGLISH IN VERY GOOD”.
  • LA PAUSA CAFFE: i primi a rivedermi non sono stati i colleghi, ma loro, quelli del bar. Quatta quatta, senza dire niente mi sono messa al bancone come se non fossi mai stata via. Ma dopo qualche istante, mi hanno riconosciuto e dopo aver preteso le foto di rito di Poldino e di Shaqui mi hanno chiesto ” IL SOLITO CRI?“. Sì, grazie, il solito.

DIVERSO DA PRIMA

    • LA PAUSA PRANZO: se prima la passavo a spulciare libri in Feltrinelli, a chiamare Cro per raccontargli la mia metà giornata e alla fine tornarvo a casa con una maglietta più o meno colorata acquistata in offerta in non-sai-nemmeno-tu che negozio, ora la passi il più possibile seduta perchè sei stanca, se esci guardi libri per bambini, e se sai che Poldino è a casa con Cro perchè è weekend il tema della telefonata si riassume in due domande.: SIETE VIVI? HA MANGIATO? . E alla fine torni a casa con una maglietta più o meno colorata. Taglia 6-9mesi.
    • I PROBLEMI AL LAVORO: non quelli seri, per quelli o lotti o soccombi. Ma per tutti gli altri, quelli futili, quelli quasi da liceo, dal collega che non ti saluta ad aggiornamenti del sistema di cassa che più che aggiornamenti sembrano retrocessioni (quella di prima era touch screen, questa non riconosce manco il mouse) …a cui prima davo la stessa importanza dei primi. Ecco, da mamma, posso affermare che per la seconda categoria di problemi il metodo che viene naturale adottare è uno solo: E… STICAZZI. Vado oltre. Non sono problemi.
    • La FONTANA: niente, prima era la fontana di Trevi, elegante col suo fruscio, maestosa, con le sue sculture, fresca con quell’acqua azzurra, affollata anche alle 8 del mattino. La salutavo quelle volte che in pausa pranzo mi andava una scrocchiante pizza rossa del forno che fa angolo e che nessun turista conosce talmente è nascosto. Ora, è in ristrutturazione, desolata e con 4 OOMPA LOOMPA vestiti in modo improbabile che la scrutano


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  • LA CHIUSURA spesso, soprattutto le domeniche d’inverno, quando capitava il turno di chiusura sapevo che pochi minuti prima delle 21 (o delle 22 se era un giorno di saldi) un dobermann e un mio personalissimo ufficiale gentiluomo sarebbero entrati in negozio per “salvarmi” e portarmi via da lì (dopo aver aspettato insieme a me il DLIN DLON, IL NEGOZIO CHIUDE). Ormai le colleghe e l’omino addetto alla sicurezza lo sapevano. Shaqui era diventata la mascotte del piano terra e se si metteva davanti alla porta incuteva un certo timore ai clienti dell’ultimo minuto quindi svolgeva un ottimo compito. Ora istintivamente quando mancano pochi minuti alle 21 la mia testa guarda fuori dalla porta. Istintivamente i miei occhi cercano nel buio della notte la sagoma di un drago e del principe che non l’ha sconfitto, ma ci ha fatto amicizia. Istintivamente lo aspetto, ma nessuno arriva. Non ora che sono mamma. Non ora che c’è un principe ancora più piccolo che sta dormendo e mi sta aspettando a casa.
    E altrettanto istintivamente rifletto sulle uguaglianze e differenze rispetto a un anno fa.
    Sono sicura arriverà il giorno in cui mi verranno a prendere al lavoro tutti e tre. Cro, Shaqui e Poldino. E quando arriverá magari non starò piú facendo chiusure di domenica. Magari non starò più facendo la commessa.

Evviva Poldino, Evviva le mimiche facciali che non funzionano.

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