UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE

Sono una commessa.

Il 3 novembre dell’anno scorso salutavo i miei colleghi con una lettera e un ominouovo sorridente. Dopo mille peripezie, telefonate all’INPS e discussioni con l’omino del CAAF ero riuscita ad andare in maternità anticipata.

Il 3 novembre, lunedì prossimo, rientrerò. Un anno esatto e no, non l’ho fatto apposta.

Sto cercando di prendere la cosa con filosofia per cercare di alzarmi lunedì con CALMA, DIGNITA’ E CLASSE. Quello che invece accadrà è che mi metterò a piangere battendo i pugni sul pavimento con la stessa crisi isterica di un bambino che non vuole andare a scuola. Sarà così e ne sono sicura.

Non sono una di quelle mamme che non vede l’ora di rientrare al lavoro ma non perchè preferisca fare la mamma o sia preoccupata per Poldino, Lui al NIDO sta benone e ieri la maestra mi ha detto che dorme pochissimo e ride sempre. Ride mentre mangia, ride mentre gli cambiano il pannolino e ride pure mentre gli altri dormono. E se provano a farlo ridere un po’ di meno per timore che gli altri si sveglino lui ride ancora di più. Appena tornata a casa ho controllato se quella polvere bianca che gli ho messo nel biberon sia davvero latte in polvere e non altro…

Non sono una di quelle mamme che non vede l’ora di rientrare al lavoro semplicemente perchè vivo male il lavoro che faccio. Lo faccio nel migliore dei modi, ma lo vivo male. Un lavoro, trovato dopo svariate ricerche (andate a vuoto) nel mio settore di studi. Un lavoro che doveva essere “un lavoretto” in attesa di qualcosa di meglio, ma alla fine, tra crisi, licenziamenti e aziende che chiudevano è diventato il lavoro della mia vita (almeno per ora) e me lo tengo stretto perchè non sono stupida. Solo che….NON VOGLIO tornarci. Mi spiego meglio: non voglio tornare in quel delirante mondo del commercio dove il cliente è la preda e tu lo strumento che serve all’azienda per convincerlo a tutti i costi ad acquistare qualcosa. Quel mondo che se non ne fai parte non puoi comprenderlo davvero. Quel mondo dove non esistono domeniche, non esistono cene in famiglia, e non esistono festività perchè il negozio è SEMPRE APERTO anche per quel cliente che a Natale si annoia e preferisce andare ad annoiasi  in un negozio magari rispondendo alle domande del giornalista natalizio di turno che gli chiede ” SEI A FAVORE DEI NEGOZI APERTI A NATALE?” ” SI, TANTISSIMO, ALMENO POSSO COMPRARMI ANCHE OGGI UNA NUOVA COVER PER IL TELEFONO“. Poveri noi. Povero Occidente. Preferire l’acquisto di un bene di 90esima necessità a una passeggiata al parco, a una torta fatta in casa col figlio che si lancia la farina addosso, a un semplice stare insieme.

Lo sopportavo poco prima, che non ero mamma, e lo sopporterò ancora meno adesso che lo sono. Adesso che ho un figlio, adesso che ho una famiglia e che il tempo a disposizione se prima era sacro ora lo è ancora di più.

Ma COSì è SE VI PARE.

Non sono andata da IKEA ma credo che non abbiano  ancora inventato quei muri che se gratti fanno cascare i soldi. E da quello che so l’Italia non è ancora la Finlandia che fa rientrare le neomamme con un orario part-time lasciando l’altra parte del part-time alla persona che era stata assunta come -sostituzione maternità-. Non siamo ancora in Svezia dove le nursery aziendali sono realtà di tutti i giorni mentre qui sono rose nel deserto. Siamo quel Paese dove ancora si dice ” SANTI NONNI, MENOMALE CHE CI SONO LORO” e poi a quei nonni si abbassa sempre di più la pensione. Siamo quel paese che si galvanizza perchè ha deciso di dare 80 euro al mese alle neo-mamme al posto che migliorare il welfare. Un welfare che anni fa ci invidiavano tutti e che ora potrebbe essere candidato a una maschera per Halloween talmente mette i brividi.

Ma, BANDO ALLE CIANCE (amo dire questa frase, ma soprattutto checazzo sono le ciance?). Avrò tempo per parlare e discutere del mio lavoro. Ora invece vorrei brindare. Brindare a quest’anno passato per metà da donna-pancia e per metà da neo-mamma.

Un anno vissuto “pericolosamente” col mio corpo che cambiava, con mille domande in testa, e dove tutto mi sembrava al tempo stesso improbabile e possibile. In primis il pensiero che dentro di me ci fosse davvero un poldino che stesse prendendo vita.

Un anno che ho vissuto andando a tentativi, leggendo e scoprendo cose di cui ignoravo l’esistenza (ancora ho dei dubbi su cosa siano i coprifasce da neonato).

Un anno in cui ho riscoperto l’atmosfera delle cene “in orario TG”, l’incazzatura di default del lunedì e l’euforia del venerdì. Un anno in cui il weekend era davvero weekend.

Un anno che sembrano 10 da quanto sono cambiata e credo anche invecchiata. Ma un anno di cui vado fiera.

Un anno in cui siamo sempre stati LUI e IO, IO e LUI: Shaqui. Che non capiva bene cosa stesse succedendo e non era uno di quei cani che metteva da subito la testa sulla pancia per sentire i movimenti. L’unica volta che ci ha provato Poldino gli ha dato un calcio. No. Lui era cucciolo e poco gli importava cosa stesse succedendo dentro di me, ma aveva capito che le passeggiate sarebbero state un po’ più lente e seguiva il mio passo. Aveva capito che per raccogliere i suoi bisogni avrei dovuto mettere in pratica le mie doti acrobatiche perche NUN GNA FACEVO. Aveva capito che se mi metteva la pallina tra i piedi senza dirmi niente sarebbe rimasta lì per ore perchè la pancia non me la faceva vedere. Allora abbaiava. Un anno in cui abbiamo scoperto il fantastico PLUTO  e da allora non ce ne siamo più liberati.

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Un anno in cui mi sono resa conto di quante energie nascoste possa avere una persona. Di quanto debole possa essere per una semplice mancanza di sonno. Un anno in cui inventiva, creatività e ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA la fanno da padroni.

Un anno in cui avrei detto che forse avrei aperto un blog e l’ho fatto. Ma anche l’anno in cui mi sarei ripromessa di finire di scrivere un libro e non l’ho fatto. Un anno In cui libri che stavano prendendo polvere sul comodino stanno ancora prendendo polvere sul comodino. Un anno in cui ne ho acquistati altri e li ho divorati.

Un anno che ho dedicato alle persone con cui veramente volevo stare. Un anno in cui ti rendi conto quali colleghe rimangono colleghe e quali erano diventate, col tempo, meravigliose amiche e che quindi avevi bisogno di rivedere.

Un anno che ho sfruttato a pieno ma che che forse avrei potuto sfruttare di più.

Un anno in cui avevo timore di perdere di vista il mio OMINOUOVO  e invece tiè…sono riuscita a non abbandonarlo e farlo diventare uno stile di vita e il primo ad adottarlo è stato proprio Poldino.

Brindo a quest’anno, vissuto “pericolosamente” , in cui da ragazza trallallero trallallà sono diventata mamma trallallero trallallà.

Evviva Poldino. Evviva dire ” BANDO ALLE CIANCE”